Terra ferma

Ho immaginato che il dove si confondeva con il quando.

Ho immaginato un mondo che non gira su se stesso, ma se ne sta immobile a girare intorno al sole. Il tramonto è inchiodato in qualche affascinante spicchio del paneta e l’alba persiste la sua promessa di giorno senza mai mantenerla, dalla parte opposta del globo. La notte più profonda non dà tregua a coloro che ne sono avvolti e lo zenit è un luogo e non più un momento. Le meridiane solari diventano cartine geografiche. La destinazione delle vacanze si sceglie consultando l’orologio. Vivere una giornata dall’alba al tramonto significa fare il giro del mondo. 

Ho immaginato di vivere alle 2 del pomeriggio, dove-quando la sonnolenza postprandiale allenta le tensioni e abbatte l’inibizione dell’ozio.

Ho immaginato di soggiornare al tramonto in un paese affacciato sul mare per godere senza fretta di quel senso incompiuto del giorno che ancora promette cene, passeggiate e dialoghi, ma che ha già concesso sacche quotidiane di eventi da ricordare.

Ho immaginato di esplorare la notte e misurarla in chilometri al posto delle ore. Ho immaginato di passeggiare senza l’ombra, in quel ridottissimo spazio che è lo zenit dove il sole è talmente sovrano che non concede nemmeno ai corpi di proiettare la propria sagoma avvolgendo tutto di una luce verticale.

Ho fermato il tempo e il movimento perchè volevo guardarlo bene.

Ho immaginato di poterlo fare con la mia penna, che ritorna ad esssere asse terreste nel momento in cui la poso sulla scrivania insieme alla mia folle fantasia.

Terra fermaultima modifica: 2012-06-24T16:12:46+00:00da tracciadoppia
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